Racconti Viterbesi

La metropolitana di Viterbo, la Grotta del Cataletto, il malocchio tolto da Nunziato, la strega di Tre Croci e altri racconti inediti. Le leggende metropolitane e la ricetta segreta e sperimentata del pastore Balduino, per mantenere nel tempo la massima virilità. Un cocktail letterario, vivace ed anche piccante, con 32 meravigliose foto a colori.

(285 pagine con foto a colori)

Questa nuova opera di Giovanni Faperdue, si compone di cinquantasei racconti nei quali si scopre uno spaccato della vita di Viterbo, degli ultimi quaranta anni.

Il lettore attento potrà così toccare con mano molti degli usi, dei costumi e delle tradizioni del capoluogo della Tuscia. Tra l'altro è degna di nota la gustosa storia della metropolitana cittadina, tenuta fino ad oggi segreta, e la paurosa leggenda della Grotta del Cataletto, che da ragazzi ci ha spesso mandati a letto, con molta paura.

Sono tutte storie autentiche che narrano di Viterbo e dei suoi abitanti. Per esempio nel "Buon Vino", è finalmente svelato il segreto che rendeva la bevanda di una sola botte, gustosa e prelibata. Infatti, tutti i frequentatori dell'osteria di Orlando a Pianoscarano volevano solo quel vino, e rimasero molto male quando seppero che era finito. Quando la botte si vuotò venne a "galla" il motivo di tanta bontà.

Poche pennellate a colori vivaci, descrivono la fiera dell'Annunziata, nella Viterbo del primo dopoguerra. Tra le tante bancarelle, c'era anche quella che vendeva occhiali da vista usati (certamente appartenuti a persone defunte), tutti contenuti alla rinfusa in un ombrello nero, rovesciato. Chi aveva bisogno di un occhiale da vista rovistava nel mucchio e dopo innumerevoli prove, trovava l'occhiale giusto per leggere o quello per guardare lontano.

I racconti, talvolta brevi una sola pagina, si susseguono incalzanti e conquistano il lettore che ne rimane affascinato e si sente partecipe della storia. La cornice privilegiata è la bella terra di Tuscia, dove il tufo dalle mille tonalità calde, ci ricorda in ogni angolo i nostri progenitori: gli Etruschi.

Due episodi realmente accaduti hanno come scenario unico il Gran Caffè Schenardi, dove sono passati tanti viterbesi e tanti personaggi illustri a partire da Giuseppe Garibaldi, per arrivare a Benito Mussolini.

Insomma tante storie, tutte con una profonda morale che, a tratti, sembra vogliano trasmettere anche la vita ed alcune esperienze dell'autore. E' come una sorta di galleria, dove il lettore potrà incontrare molti personaggi, ognuno con qualcosa da insegnare o da comunicare.

C'è poi la ricetta del saggio pastore Balduino per mantenere nel tempo la massima virilità. E' questo un regalo che l'autore ha voluto fare a tutti i viterbesi (e di riflesso a tutte le viterbesi). Egli conscio che il suo è un popolo fiero e forte, gli ha voluto fare un omaggio, che fosse appropriato.

Il libro inizia con alcuni piccolo brani sull'infanzia e la giovinezza dell'autore. Tra gli altri c'è il ricordo terribile, e perciò indelebile, di un'incursione aerea notturna, con il rombo sordo dei bombardieri a bassa quota, e il bagliore spettrale dei bengala, che scendevano lenti e ondeggianti su Piazza San Faustino.

Il libro è arricchito da 32 meravigliose fotografie a colori della Viterbo attuale (dopo la cura energizzante e ricostituente, della giunta presieduta dal gagliardo sindaco, Giancarlo Gabbianelli).